Domenica 14 ottobre: Trekking “La Rueping, sul cammino del legno”

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Appuntamento alle 8,30 in piazza Virgallita a Terranova.
Partenza dal sentiero ore 9,15 e rientro al rifugio per un pranzo a sacco per le 13,30.
I tempi di percorrenza a/r non vanno oltre le 4 ore   Il sentiero parte dal parcheggio auto della pista di sci di fondo dello sci club Pollino Sci. Dal profilo di elevazione si evince che il trekking sarà per lo più progressivo con uno sviluppo di 150 metri per una distanza di 4300m fino al raggiungimento del Target prefissato (Pietra Castello).
Il sentiero si presenta per tutta la sua lunghezza, agevole, poco sconnesso, e per una buona parte panoramico, e sul versante val sarmento, e sul versante Fagosa/Timpa San Lorenzo.  In questo periodo dell’anno gli abeti bianchi e i faggi danno luogo ad uno scenario colorato unico!

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profilo di elevazione

La storia della Rueping
E’ interessante conoscere la storia di questi boschi di faggio e di quelli dei territori vicini, la quale inizia il 27 agosto del 1910, quando un’agguerrita ditta tedesca, la Rueping S.p.A., e il comune di Saracena conclusero un contratto che prevedeva lo sfruttamento di questo immenso patrimonio forestale per almeno un ventennio.
A quei tempi in cui vigeva la “scelta forzata” dell’emigrazione verso gli Stati Uniti d’America e l’Argentina, oppure ci si rassegnava a lavorare la terra per conto dei latifondisti locali per sole 3 lire al giorno, l’arrivo della Rueping fu una vera manna dal cielo. Lavoravano tutti, guadagnando piu’ di 6 lire al giorno, anche se da semplici operai. Quelli specializzati, che sapevano come far funzionare i sofisticati macchinari, venivano dal Nord Italia, per i quali la ditta organizzo’ un centro residenziale in grado di ospitarli insieme alle loro famiglie.
Era un lavoro duro: si partiva per la montagna presto, tra la domenica e il lunedi, due ore dopo la mezzanotte, ovviamente a piedi, per raggiungere il cantiere e si rientrava in paese a fine settimana. Il risiedere tanto tempo in montagna, lontano da casa e dalla propria famiglia, comportava la necessita’ di un ricovero per dormire, che veniva costruito con tavole di faggio, terra e carta catramata. Con la Rueping lavoravano complessivamente all’incirca 600 persone. Si produceva legname di prima scelta, da cui ricavare traverse ferroviarie, calci di fucile, manici di scopa e di pala, remi di barca. Con quello di scarto si otteneva il carbone.
I due grandi supporti tecnologici della Rueping furono i tracciati ferroviari, percorsi ininterrottamente da tre trenini a vapore e le efficienti teleferiche. Queste ultime poggiavano su due cavalletti di legno durissimo, mentre le funi d’acciaio avevano un diametro di circa 6 cm. Sia i binari ferroviari che le teleferiche erano sparse in quasi tutto il territorio: da Piano di Novacco a Piano di Vincenzo sino a Tavolara; dalla Palmenta al Monte Caramolo; dal Piano di Minatore a Timpone della Magara; da Serraiola a Scifariello.
A testimoniare questi fatti storici rimane una discreta documentazione su tutto l’areale: stazioni di arrivo e di partenza delle funivie, riconoscibili dai pilastri in cemento e dai supporti in legno che reggevano i cavalletti; fili d’acciaio; tracciati decauville per l’esbarco del legname sino a Campolongo, con ancora in posto le traverse di quercia; una struttura abitativa a Piano di Novacco; i resti di una grande abitazione nel pianoro di Campolongo, per il pernottamento degli operai che facevano muovere la funivia; un acquedotto sul Piano di Novacco, datato 1922; la vecchia cabina elettrica, costruita nel 1910 con l’importazione dalla Germania dei macchinari; infine, la strada che collega Saracena alla SS 105, costruita nell’inverno del 1925, un regalo della Rueping ai cittadini di Saracena.
A partire dal 1927, al massimo della sua espansione, la Rueping accorpo’ altri territori rientranti nei comuni di Lungro, Morano Calabro, Mormanno, Acquaformosa, Firmo, S.Donato di Ninea, S.Sosti e Verbicaro giungendo sino alle falde del Cozzo del Pellegrino.
Qualche anno piu’ tardi, a causa di insanabili contrasti con gli amministratori di Saracena, la Rueping smantello’ i cantieri e si trasferi’ nelle montagne lucane.
Alla Rueping subentro’ la ditta Palombaro che, dal 1950 al 1958, effettuo’ tagli di diradamento lasciando gli alberi migliori. Essa, in parte rinnovo’ gli impianti, in parte utilizzo’ quelli preesistenti della Rueping. Da allora, non si effettuano piu’ tagli indiscriminati a danno delle faggete.
Un’altra utilizzazione che richiese grandi quantitativi di legname di Faggio erano le cosiddette “carcare”, singolari forni per la produzione della calce, rimaste attive sino agli anni ’50. Trattasi di strutture circolari, costruite con muri a secco, destinate alla produzione della calce che si ricavava dal calcare, abbastanza diffuso sugli areali del Pollino e della Catena Costiera, dove queste forme si rinvengono con frequenza.
(Dal libro “La Faggeta nella Montagna Calabrese” di C.Magliocco)

 

Appuntamento: 8,30 in piazza Virgallita a Terranova di Pollino
Località – Gruppo montuoso: Terranova (CS), Parco Nazionale del Pollino
Livello di difficoltà: Escursionistico (E)
Responsabile: Vincenzo Gulfo (348 1701973)

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domenica 29 luglio – Ascesa al Monte Alpi

Campo Base XAlpi – Sorgente Fontanelle – Sorgente Gavitone – Piana Fiorita – Monte Alpi
Lunghezza: 10 Km circa A/R – Tempo di percorrenza: 5-6 ore A/R
Dislivello: 930 metri – Quota partenza: 970 metri – Quota arrivo: 1900 metri

Per info chiamare il responsabile dell’escursione sig. Antonio Conte cell. 338/5289860

L’itinerario è di media difficoltà considerando la lunghezza e il dislivello da affrontare, anche se permette l’ascesa al Monte Alpi partendo dal Campo base di XAlpi in contrada “arenara”.

Questa montagna è tra le più intatte non solo dell’Appennino Lucano, ma dell’intero meridione, inserita nel Parco Nazionale del Pollino. La montagna è costituita da una grossa zolla di calcare cretacico compatto, emersa da terreni posteriori ed è a forma di grosso cuneo coricato; sulla stessa si trovano giacimenti di alabastro calcareo che costituisce uno dei materiali decorativi più pregiati del Sud Italia e viene denominato “pietra di Latronico” o “marmo di Latronico”. Non mancano, soprattutto nel versante occidentale, esemplari di “pino loricato”.

Si parte dal campo base di XAlpi nella zona della “arenara” ai piedi del Monte Alpi, da subito si percorre la mulattiera che sale al Monte Alpi. L’ingresso del sentiero (mulattiera) è segnalato da tacche rosse. Percorrendolo si vedono sulla sinistra dei pini loricati e sulla destra le cave di pietra. Dopo circa 15 minuti dall’inizio del percorso raggiungiamo la sorgente Fontanelle (1175 m. slm), si riprende il cammino nel bosco e in un’altra ora, su sentiero alquanto ripido, si giunge alla sorgente Gavitone (1530 m. slm). Da qui, prendendo verso ovest nella faggeta fino ad un abbeveratoio per incamminarsi lungo il sentiero che, nel fitto bosco e dopo la grande radura di Piana Fiorita, sale alla cima del monte. Dalla radura di Piana Fiorita si può raggiungere il versante occidentale del monte, sempre proseguendo verso ovest, per ammirare i superbi pini loricati abbarbicati sul costone roccioso. Arrivati in cima la visuale è superba e spazia su buona parte della sezione meridionale della Basilicata; guardando ad est, a qualche centinaio di metri si erge la cima di S. Croce (1893 metri).Il ritorno è per la stessa via.