Chi era Giuseppe De Lorenzo

GIUSEPPE DE LORENZO.

giuseppe de lorenzo

Nacque a Lagonegro (Potenza) il 24 apr. 1871, da umile famiglia. Perse presto i genitori, Lorenzo e Carolina Rinaldi. Si laureò nel 1894 in scienze naturali all’università di Napoli. Assistente di geologia, divenne libero docente in geologia e paleontologia nel 1897. Nel 1905 vinse il concorso di geologia per l’università di Catania, dove insegnò per due anni, in attesa di essere chiamato all’ateneo napoletano; quivi tenne prima la cattedra di geografia fisica e poco dopo quella di geologia, che occupò fino al 1941, quando andò in congedo per limiti d’età. Dopo di allora tenne per incarico lezioni.di geografia fisica e conferenze di storia delle religioni e filosofia dell’Estremo Oriente.

Fortemente attratto dagli studi orientalistici, dal sanscrito, dagli autori latini, le sue opere scientifiche sono mirabilmente impregnate di ricordi classici. Nel campo della geologia, da infaticabile camminatore qual’era, egli pubblicò una mole di osservazioni fatte personalmente in loco sulle strutture rocciose dell’Italia meridionale, curando in particolare la stratigrafia e la tettonica delle formazioni mesozoiche della Basilicata, dei monti Picentini, della Calabria settentrionale, di Capri: studi che sfociarono in fondamentali monografie nitide, precise, che ancor oggi servono da modello e da premessa per ogni ulteriore ricerca; ricorderemo i volumi e le memorie di axnplo orizzonte: Studio geologico del Monte Vulture, in Atti dAccdi scienze fise mat. (Napoli), s. 2, X (1899), pp. 1-208; Geologia e geografia fisica dell’Italia meridionale, Bari 1904; La terra e l’uomo (Napoli 1912 e altre edizioni, con ampi squarci geografici: Bologna 1919, Roma 1946 e 1947) ed i testi universitari di Geografia generale e geologia (Napoli 1924), di Geologia dell’Italia meridionale (ibid. 1937) e di Elementi di geografia fisica (ibid. 1946). Ebbe il premio reale dei Lincei per la geologia, per l’anno 1898, “per la sintesi poderosa delle conoscenze sulla geologia della penisola a Sud del Garigliano”.

Il D. fu sempre attratto dalla geomorfologia: su questo argomento scrisse tre note, da pioniere, sull’elaborazione glaciale delle vette del gruppo del monte Sirino e del monte Vulturino; riuscì inoltre a ricostruire, con minuziosi rilievi, l’estensione – ben superiore a quella attuale – dei grandi laghi pleistocenici alle falde del Vulture e in altre località dell’Italia meridionale. Anche alla paleontologia, benché marginalmente, egli diede alcuni contributi: oltre all’illustrazione di Molluschi del Trias di Lagonegro e del Calabriano della Basilicata, vanno ricordati alcuni importanti lavori su un bellissimo scheletro diElĕphas antiquus scoperto a Pignataro Interanina e sui rapporti tra questo pachiderma – abbastanza comune al Sud – e l’uomo paleolitico.

Altra grande passione dei D. fu lo studio del vulcanismo; su questo tema egli pubblicò una quarantina di contributi. Oltre a quelli sul Vesuvio, i più significativi vertono sul meraviglioso apparato del Vulture, nell’alta Basilicata, e sui piccoli e complessi fenomeni magmatici dei Campi Flegrei: Nisida, Astroni, Fossa Lupara e altri crateri vennero da lui dettagliatamente illustrati e interpretati; affrontò i problemi del collegamento tra vulcani e terremoti e della protezione di paesi e popolazioni dagli intercorrenti fenomeni delle colate laviche e delle fasi esplosive. In questi scritti il D. non si limitò all’esame morfologico degli apparati, ma esaminò analiticamente i prodotti dei vari tipi di vulcanismo e la loro disposizione, tentando di ricostruire le vicende che portarono alla genesi e alle trasformazioni dei vari centri eruttivi, istituendo altresi un confronto tra loro.

Per la seria metodologia e per i nuovi contributi arrecati alla scienza in questo campo, in particolare nelle memorie sul monte Vulture, al D. venne assegnato nel 1901 il premio Molon dalla Società geologica italiana; la celebre memoria riassuntiva History of volcanic action in the Phlegraean Fields (in QuartJourn.of the Geological Society, LX [1904], 296-315, tavv. XXVI-XXVIII), gli valse la nomina a socio straniero della Geological Society di Londra. In effetti questa monografia chiarì in modo organico, e modernissimo per quel tempo, tutta la storia del vulcanismo flegreo in senso lato, comprese le strutture di Miseno e Procida, dividendo quell’attività ignivoma in tre periodi principali, ciascuno costituito di più fasi; opera che costituì un caposaldo prezioso per le ricerche degli autori posteriori.

Un filone collaterale della ricerca del D. fu quello della storia della geologia: ne testimonia la consistenza l’importante volume Leonardo da Vinci e la geologia(Bologna 1920), dove Leonardo viene messo in luce, quale precursore della geologia moderna, in base all’esame diretto dei codici Vinciani. Il D. trattò anche lo stato del Vesuvio ai tempi di Strabone e nel XVI secolo, in Le visioni geologiche nell’arteLa geologia nell’antichità, e lo stato del cratere del monte Nuovo in un disegno del 1540.

L’altro importante aspetto della vita del D., oltre alla sua attività nel campo delle scienze geologiche, fu il crescente interesse per il buddismo e in genere per le dottrine filosofiche orientali. Furono i suoi amici tedeschi Bose e K. E. Neumann che gli fecero conoscere ed apprezzare la letteratura e la filosofia indiana.

Così, in un quarantennio di dedizione a questi temi filosofico-religiosi, egli divenne notissimo – anche all’estero – per questi suoi studi, che dettero vita a una quarantina di pubblicazioni, notevoli in rapporto alle conoscenze dell’epoca. Ricorderemo le opere – comprese tra il 1900 e il 1950 – Un discorso di Gotamo Budda tradotto per la prima volta dal testo pali, in Flegrea, I (1901), 3, pp. 193-204, in collab. con K. E. Neumann; India e Buddhismo antico, Bari 1904; Il sole del Gange, in Gerarchia, III (1924), 11, pp. 663-70; Oriente ed Occidente, Bari 1931; Religioni e filosofie dell’Estremo Oriente, Napoli 1948; Scienza d’Occidente e Sapienza d’Oriente, ibid. 1953.

Egli si occupò a fondo anche di grandi letterati e filosofi europei, come G. Bruno, Schopenhauer, Leopardi, Shakespeare, Goethe, Dante, Hobbes, Kant, san Francesco. Per i suoi meriti scientifici venne nominato senatore nel novembre 1913 (per la 18ª categoria); fu membro di molte società scientifiche.

Morì a Napoli il 27 giugno del 1957.

Oltre a quelli citati nel testo, ricordiamo qui alcuni importanti scritti del D.:Fossilinelle argille sabbiose postplioceniche della Basilicata, in RenddRAccd.Lincei, cl. di scienze fis. e nat., s. 5, II (1893), 1, pp. 347-50, Il postpliocene morenico nel gruppo montuoso del Sirinoin Basilicataibid., 2, pp. 91-96, 119-25;Sulla probabile esistenza di un antico circo glaciale nel gruppo del monte Vulturino in Basilicata, in BolldSocgeolit., XIV (1895), pp. 169-72; Le montagne mesozoiche di Lagonegro, in Atti dAccdscienze fise mat. (Napoli), s. 2, VI (1894), 15, pp. 1-124; Studi di geologia nell’Appenninomeridionaleibid., VIII (1896), 7, pp. 1-128; I grandi laghi pleistocenici delle falde del Vulture, inRenddRAccdLincei, cl. di scienze mat., fis. e nat., s. 5, VII (1898), 2, pp. 326-36, L’attività vulcanica nei Campi Flegrei, in RenddAccdi scienze fise mat. (Napoli), s.3, X (1904), pp. 203-21; I crateri di Fossa Luparanei Campi Flegrei, inAtti dAccdscienze fise mat. (Napoli), s. 2, XVI (1916), 5, pp. 1-27 (in collab. con H. Simotomai); I crateri del Monte Lauro nei Campi Flegreiibid., II, pp. 1-50 (in collab. con lo stesso); L’elĕphas antiquus di Pignataro Interamna in Valledel Liri, in RenddRAccdLincei, cl. di scienze mat., fis. e nat., s. 6, IV (1926), pp. 185-88; L’elĕphas antiquus nell’Italia meridionale, in Atti dAccdi scienze fise mat. (Napoli), s. 2, XVII (1927), 11, 1-104 (in coll. con G. D’Erasmo); Il Vesuvio, Bergamo 1931.

Bibl.: Necrol. in BolldUnivdstudi di Napoli, VII (1957), 3, pp. 64-67;in Boll.Socdnaturalin Napoli, LXVI (1957), pp. 1-7;in La Geografia nelle scuole, III (1957), 1, pp. 1-4;in RenddAccdscienze fise mat. (Napoli), s. 4, XXIV (1957), pp. 1-39 (con bibl.); v. inoltre G. Brindisi, GD., Napoli 1923;L. Gillet, Un petitfils de LucrèceMde Lorenzo, in Revue des deux mondes, 15 genn. 1925, pp. 454-63;In ricordo di GD.: parolepronunciate in occasdello scoprimento della lapide a Lagonegro, in BolldSocgeolit., LXXVI (1957), 3, pp. 39ss.; GD., in Bolld.Socgeogrit., s. 8, XI (1958), pp. 1-4;G. D’Erasmo, La vulcanologia nell’opera di GD., in Bullvulcital., s. 2, XIX (1958), pp. 203-20 (con bibl. vulcanologica); Id.,Il vulcanismo meridnell’opera di GD., in AnndOsservVesuviano, s. 6, III (1959), pp. 2-23 (con bibl. vulcanologica); Id.A. Pagliaro, GD., AccnazdLincei, quad. n. 50, Roma 1961 (con bibl.); F. Ippolito, L’uomo e lo scienziato GD.attraverso talune sue lettere inedite a FBassani, in Atti dAccPontaniana, n. s., XX (1971), pp. 1-20.

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