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PROGETTO PERCORSI STORICI

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PROGETTO PERCORSI STORICI

 

La CCE nel suo ampliamento delle attività escursionistiche che sempre più interessano e coinvolgono soci e non ; sulla scorta dell’esperienza maturata nell’ambito dei 150 anni del sodalizio, ha realizzato il progetto CAMMINA CAI 150,incollaborazione con il Gruppo di ricerca “ Terre Alte” del C.S.C.

Questo progetto ha permesso di maturare una esperienza e conoscenza dell’importanza di proporre iniziative escursionistiche a lungo raggio a lungo respiro e dar modo di frequentare luoghi di particolare rilievo storico, culturale, lungo direttrici da Nord verso Sud e viceversa, da Est verso Ovest.

In particolare si cita la Via Francigena, la Via Salaria, la Via Micaelica, nervo portante anche di questo progetto, per unire buona parte della rete escursionistica Italiana.

Si ritiene opportuno creare un Gruppo di Lavoro specifico, snello che si interfacci sul territorio tramite i Gruppi Regionali, gli OTTO, le Sezioni e i titolati di Escursionismo gli AE.

PREMESSA
Oltre vent’anni fa, a seguito dell’inaugurazione del nuovo Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi avvenuta nel 1993, fu pubblicato il volume Sulle antiche vie, trattazione organica dei percorsi trans-appenninici che ripercorrono gli antichi assi viari tra Emilia, Romagna e Toscana. L’allora Presidente Generale Roberto De Martin così scrisse nella prefazione: “Seguire gli itinerari descritti significa ripercorrere le tappe salienti delle più antiche civiltà italiche: dagli albori della preistoria all’affermarsi delle genti etrusche, romane e barbariche; arrivando all’epopea dei pellegrinaggi medievali che, proprio nell’Appennino settentrionale, ebbero alcune tra le più importanti direttrici che collegavano l’Europa con Roma e con S. Michele in Gargano.” De Martin concludeva, profeticamente, così: “Il Club Alpino Italiano si sente impegnato a non lasciare che questo sforzo rappresenti il frutto di un interesse periodico ma asseconderà le iniziative dei propri soci, delle proprie sezioni, dei propri organi territoriali e tecnici che anche in futuro non perderanno di vista questi importanti obiettivi.”

Il percorso compiuto da allora è stato piuttosto complesso e vale la pena seguirne gli sviluppi e gli attori protagonisti, facendo una premessa: l’Italia è in gran parte montuosa e in genere l’azione del CAI si è incentrata in attività nelle aree in quota, territorio meno o per nulla antropizzato, dove la natura è più affascinante e selvaggia. La storia però insegna che città, paesi, borghi – e relative percorrenze di collegamento – si sono sviluppate nelle aree montuose-collinari a quote più basse, più agevoli per il movimento di persone e materiali, aree quindi più antropizzate dove, tra l’altro, vivono la gran parte dei nostri soci. E’ proprio in queste aree poste a quote più basse che negli ultimi vent’anni si è assistito ad una serie di fenomeni che hanno portato ad una loro maggiore considerazione e frequentazione escursionistica; c’è ora una maggiore consapevolezza delle loro qualità sotto i più diversi aspetti e ciò è accaduto anche all’interno del CAI, in forma specialistica e non coordinata all’inizio, poi via via più estesa ed attenta.

 

Si possono evidenziare tre fenomeni che hanno favorito questo tipo di escursionismo.

A metà degli anni ’90 si gettarono i presupposti per lo sviluppo dell’itinerario della Francigena, sull’onda del crescente successo del Cammino di Santiago ed in prospettiva del Giubileo 2000. Su tale progetto il CAI aderì come componente all’interno di comitati estesi, quindi non in un ruolo di attore principale, anche perché l’aspetto privilegiato puntava allo sviluppo di un turismo di pellegrinaggio. L’attenzione maggiore del CAI fu riposta su itinerari escursionistici di lunga percorrenza più montani (CamminaItalia, 1995-99), anche se in quegli anni Il CAI sviluppò su alcune aree studi su vie storiche (es. il sopra citato Sulle antiche vie, 1994, curato dal Comitato Scientifico Tosco-Emiliano-Romagnolo). Dopo il 2000, il successo della Francigena ha dato la spinta alla creazione di altri itinerari storici di lunga percorrenza.

Sempre dopo il 2000 si è assistito allo sviluppo e dell’escursionismo in mountain bike che rappresenta un agevole strumento di conoscenza del territorio pedemontano collinare, proprio quello dove esistono la maggior parte dei percorsi storici. Molti soci CAI iniziarono ad utilizzarla apprezzandone i pregi e armonizzandone l’uso alle modalità CAI di frequentazione della montagna. Lo sviluppo dell’escursionismo in bici ha fatto sì che dal 2008 il ciclo escursionismo è disciplina ufficiale CAI nell’ambito della Commissione Centrale di Escursionismo.

Un’altra spinta a frequentare le aree adiacenti alle città e borghi italiani è venuta da una maggiore attenzione e sensibilità della popolazione, dovuta ai consigli dei medici e ai servizi giornalistici e televisivi che portavano a favorire il movimento con lunghe passeggiate all’aperto, dando la spinta alla creazione di nuove spazi adatti come piste ciclopedonali dentro e fuori città da parte degli enti locali, favorite da apposite leggi (L. 366/98) e nel contempo al recupero anche di antiche percorrenze locali, prima trascurate. Va evidenziato anche che diversi di questi percorsi sono stati poi tabellati non dal CAI ma da altre associazioni.

Un momento di riflessione importante all’interno del CAI è avvenuto in occasione della predisposizione del programma CAI150, nell’ambito del quale fu inserito il progetto della CCE denominato CamminaCAI150: la percorrenza di tre itinerari storici con partenza (20 aprile 2013), punto intermedio ed arrivo (28 settembre a Roma) in contemporanea. Di fatto, sotto l’egida CAI, è nata l’ossatura di una rete escursionistica di itinerari storici estesa su tutto il territorio nazionale. Dei tre itinerari, due – la Francigena e la Micaelica – possono essere considerati già da tempo consolidati, mentre il terzo – denominato Salaria quattro regioni senza confini – è stato un nuovo ingresso. Il progetto si è sviluppato velocemente nell’arco del triennio 2011-2013 ed ha visto il coinvolgimento di dieci sezioni CAI appartenenti a quattro regioni diverse. Di fatto, la novità è stata proprio la capacità del CAI di studiare e strutturare una percorrenza storica appoggiandosi esclusivamente sulle proprie strutture tecniche, scientifiche ed istituzionali che hanno viste coordinate sezioni, gruppi regionali ed organi centrali.

Le riflessioni fatte a seguito dell’esperienza Francigena, Micaelica e Salaria sono due:

– una maggiore considerazione, all’interno delle sezioni, degli itinerari storici che in genere si sviluppano a bassa quota, prima trascurati, che sono poi quelli “sotto casa”, buoni anche per essere utilizzati in mobilità lenta,(percorsi della salute) a piedi o in bici, dalla popolazione che risiede lungo il percorso e particolarmente adatti ad esperienze educative e scolastiche.

– la consapevolezza che la riuscita di un progetto del genere debba fondarsi su una sorta di alleanza tra diverse componenti che interagiscono tra loro: enti pubblici, attività economiche e Terzo Settore del quale il CAI rappresenta un elemento se non esaustivo, comunque determinante e qualificato per sviluppare una rete di mobilità lenta di livello nazionale e a tutto campo, cioè non solo in alta quota.

Le azioni che il gruppo di lavoro “Percorsi Storici” dovrebbe sviluppare in una prima fase per permettere di compiere un passo in avanti sono relative ad un impegno sistematico del CAI in tema di percorsi storici e cioè censire tutti i principali percorsi finora realizzati in Italia, una sorta di banca dati sintetica dove sono evidenziati gli aspetti principali di ciascun itinerario (motivazione che connota l’esistenza del percorso, lunghezza, tappe, luoghi notevoli attraversati, chi lo ha realizzato, chi ne effettua la manutenzione, il tipo di segnaletica adottata, guide esistenti). Il censimento dovrebbe essere fatto anche con il supporto dei Gruppi Regionali, gli OTTO Escursionismo , delle Sezioni e dei titolati (AE) in modo da coinvolgerli nel progetto e far comprendere che su questo tema il CAI deve essere presente ed attivo.

La presentazione in forma organica della ricognizione effettuata rappresenta essa stessa un fatto nuovo e non pare che finora si sia tentato nulla del genere. Non lo ha fatto lo Stato, non può farla una singola regione se non per il suo territorio fisicamente delimitato, non può farlo nessun’altra associazione escursionistica o comunque interessata ai cammini, perché non è radicata su tutto il territorio nazionale, al massimo consorziata in un gruppo di associazioni (es.: rete dei cammini); né può interessare in maniera così forte ed impegnativa associazioni nazionali legate all’ambiente e alla cultura (Legambiente, FAI, WWF).

In una seconda fase, oltre all’aspetto scientifico, possono essere creati specifici eventi di comunicazione, del tipo: una giornata nazionale dei sentieri dedicata ai percorsi storici, una pubblicazione che raccolga gli esiti della ricognizione (potrebbe essere un volume specifico della collana realizzata insieme al Corriere della Sera e diffusa in edicola), uno spazio specifico nel sito cai.it, ecc.

Gli obiettivi che il CAI può perseguire da questa azione di gioco a tutto campo, sono molteplici:

– un ruolo, più attivo e dinamico del CAI su tutta una serie di problematiche non strettamente legate alla montagna intesa come alta quota, ma connesse alle aree pedemontane-collinari poste a quote più basse che abbracciano la stragrande maggioranza del territorio nazionale. Un esempio delle possibili conseguenze del nuovo ruolo del CAI è quello di interlocutore principale nelle amministrazioni comunali nella definizione dei piani regolatori nella parte relativa alle cartografie e normative inerenti la mobilità lenta del territorio comunale;

– l’esperienza acquisita dal CAI nella salvaguardia, manutenzione e corretta frequentazione dei sentieri verrebbe messa a disposizione anche per sentieri a più bassa quota facente parte della rete dei percorsi storici. La stessa segnaletica potrebbe essere uniformata a quella CAI, senza incorrere in sprechi o apposizione di segnaletiche non chiare, fatte male;

– è possibile che il numero dei soci possa aumentare, proprio grazie al coinvolgimento di parte della popolazione non adusa alla frequentazione della montagna. Un’educazione esercitata dal CAI su tali nuovi soci relative alle modalità di frequentazione dell’ambiente a quote più basse (rispetto di se stesso, degli altri e dell’ambiente) non può che portare beneficio nel caso che gli stessi vogliano frequentare ambienti naturali più protetti.

DOCUMENTI DA SCARICARE

LETTERA CAMMINA CAI 2017

SCHEDA PROGETTO

 

 

 

 

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